(a mio padre – 4 marzo 2009)
Adesso mi sei venuto a trovare in questa notte di sogni e ti vedo sulla porta che mi sorridi e mi fai segno di non aver paura gli occhi ancora nascosti dalle tue lenti spesse lo so bene che sei un fantasma ma io non ho paura di te io sono arrabbiato con te non ti ho mai perdonato, papà, di avermi lasciato solo e non me ne frega niente che non è colpa tua lo vedi che qui è un casino è troppo difficile avresti potuto portarmi con te come facevi quando andavi in città per quel tuo lavoro oppure la domenica oppure quando facevamo la spesa per tutto il mese oppure a caricare la macchina per andare al mare avresti potuto portarmi con te perché io non ci volevo più stare e tu lo sapevi te l’avevo detto e va bene entra, siediti su questa sedia lo sai che mi passa subito e poi ti voglio bene ancora prendo il caffè con il latte come lo facevi tu e ce lo portavi a letto per farci svegliare la mattina cosa darei cosa darei per berne ancora una volta una sola goccia di quel tuo caffè perché non mi riprendi la mano per attraversare la strada? e non mi accompagni alla stazione di notte a prendere il treno e andare lontano? non mi basta questa carezza l’hai capito non mi basta smetterò di essere arrabbiato con te se mi prometti che verrai a trovarmi più spesso ho una casa grande e vuota adesso potremo finalmente stare insieme Poi, quando saprai Di non poter più tornare, Ti prego, portami con te.
