Senza rumore di sillabe

Non ho paura della distanza 
Che le nostre mani divide
Né della fremente attesa 
Né della tirannia del tempo 
Non mi riguardano gli altrui giudizi
Né le ragioni
Né l’orgoglio 

Temo, si, temo
Di non poter rivedere
Quando chiudo i miei, i tuoi occhi di gazzella
Di non poter sentire la tua voce di ruscello
Quando il vento spettina gli alberi
E mette in scena il suo spettacolo sublime
Di non poter ricordare l’odore dei tuoi capelli
E, della tua bocca, il sapore di fragole e di mele
Quando il giorno finisce 
E la notte tarda all’appuntamento
E tutto il mondo s’infiamma d’arancio

Temo di non ritrovare più nelle tasche il sogno
Del volo d’aliante sulla tua valle fiorita
Fertile di piacere, d’acque chiare, e di frutti, e di fiori

E temo, si, temo 
Che tu non mi possa più ascoltare
Come si ascolta la pioggia
Senza parole
Senza rumore di sillabe