Valichi

torri di vento
rase colline
alberi piegati da eterna forza

e poi giù valli e pianure 
che portano al mare 

intrise di storia e di sangue
e di sudore e di lavoro

terra dura arsa
spaccata dal sole
e di ricordi e di sogni

peccato attraversarti 
e non restare cent'anni 
all'ombra dell'albero solitario

e non ritrovare te
i tuoi pensieri spettinati
i tuoi seni
coppe di latte

e le tue bocche d'umido miele
e la tua pelle che trema
di carezze lente
e di piacere

peccato non fermarsi cent'anni
ad ascoltare al tramonto rapiti
il canto dell’erba al mare