(settembre 2010)
Capitammo vicini a volare su questo paese lungo Tu con il tuo fagottino di sorrisi curiosi e di sonno Io con il mio libro tra le mani e un po’ di voglia d’amare rimasta in tasca da troppo tempo Avevo perso la voce ma le parole mi tornarono tutte e tu le seguisti Stupita della mia nudità E prendesti coraggio e cominciasti a raccontare anche tu Dimenticando timori, paure, vergogne Come fossimo vecchi amici E entrambi volavamo vicini Io sulla tua vita, tu sulla mia vita E conoscesti i miei amori ed io i tuoi, il mio lavoro ed io il tuo, Ed il mio modo di guardarti ed io il tuo modo di guardarmi. Al tuo fianco vidi le tue dita sottili e le tue unghia arrotondate da bambina E le tue mani forti, ed il tuo braccio esile e nervoso. I tuoi capelli corti e la tua nuca quasi scoperta, le tue orecchie eleganti come soprammobili E due occhi neri che sembravano la notte E due piccole stelle rosse proprio al centro Il tuo naso dritto a sfidare il mondo La tua pelle d’ambra E labbra morbide su cui morire E trentadue perle bianche e affilate E, agile nel raccontare, la tua lingua che avrei voluto scendesse in me E la tua voce come sinfonia di vento e sole, e mare e pioggia d’autunno Vagavo nel tuo pensiero nella tua immensa fiducia nella vita E in quel mare Respiravo il tuo odore Finì così Che le tue parole mi accarezzarono E i miei occhi s’incollarono ai tuoi E fui meravigliosamente perso Non ti lasciai il mio nome, eppure tu me lo chiedesti Ma non sentii, c’era tanto rumore Non chiesi il tuo nome, eppure tu me lo lanciasti mentre andavi via, Ma cadde a terra e non lo ritrovai, c’era troppa gente Le magie durano un attimo Non si ripetono Sono preziose E non vanno sprecate
