Lasciò l’autostrada e s’incamminò per l’ampia statale che l’avrebbe condotto nell’area prevista per l’insediamento. Il navigatore segnalò di imboccare la strada a destra che si intrufolava sulle colline boscose. Andava piano, su quelle curve, attento al paesaggio e a quegli alberi bassi, soprattutto olivi, che si stendevano da entrambi i lati della carreggiata. Dopo la curva affrontò una strettoia coperta da una cupola verde di alberi alti e maestosi, che improvvisi si erano presentati, rompendo la monotonia del paesaggio. Il cielo si era improvvisamente oscurato, e nuvole basse correvano verso di lui, con uno strano colore vermiglio. Rallentò per osservare meglio quegli alberi. Erano querce? Forse. Gli venne una immotivata voglia di fermarsi, di indagare sulla natura di quei tronchi e di quelle foglie. Il navigatore segnalò con la solita voce querula che il segnale GPS era assente. Pensò che era forse davvero il caso di fermarsi e si giustificò: “Sono praticamente in anticipo, ho tempo”. Capì, subito dopo averlo pensato, che non aveva senso. Ma arrestò lo stesso la marcia dell’auto, parcheggiando a destra in uno spiazzo erboso che si era presentato senza preavviso. E scese dalla macchina, stiracchiando le braccia e andando verso il boschetto, mentre si era alzato un vento freddo, quasi come di pioggia.
Dietro la prima fila degli alberi c’erano delle persone che parlavano. Si sentiva a stento la loro voce, era gradevole, musicale, dolce, ma incomprensibile. Si diresse verso di loro, con l’intenzione, inventata su due piedi e sempre per giustificare se stesso di quel comportamento irresponsabile, di pause e perdite di tempo, che avrebbe chiesto indicazioni per la strada, visto che il navigatore non funzionava.
Ma quando arrivò alla loro vista una ragnatela invisibile lo bloccò. Non poteva andare né avanti, né indietro. Si trovava tra due alberi maestosi, grandi e sentiva le sue braccia e le sue mani avvinghiate da una forza sovrumana.
La nuvola era diventata rosso sangue. Pensò di essere finito in un altro sogno ad occhi aperti, ma questo era, piuttosto, un incubo. Non si poteva muovere, tutto diventava buio, come se fosse in atto una eclissi di sole. Il vento freddo sferzava la terra, l’erba, le foglie, e i rami fischiavano sibilanti. Dal buio, due occhi gialli iniettati di rosso lo fissarono e una bocca che sputava sangue gli si avvicinò. Pensò ad un animale, o ad un essere inferocito che volesse morderlo. Continuò a fissare quella visione spaventosa. Ma poi parlarono gli alberi, con una voce profonda, d’altri tempi: “Perché sei qui? Non sai che stai violando la nostra terra sacra? Non vogliamo che sorga alcunché in questa valle, vogliamo che tutto rimanga com’era”. Avrebbe voluto rispondere, ma era letteralmente paralizzato dal terrore. Poi pensò che non era possibile, che era un incubo, che lui era un essere razionale e che tutto questo che gli stava capitando era l’effetto di una qualche sostanza che aveva bevuto o inalato. Chiuse gli occhi, certo che riaprendoli tutto sarebbe svanito.
Quando li riaprì, infatti, la scena era cambiata: la nuvola nera dai riflessi vermigli si era allontanata, i due occhi gialli non c’erano più, gli alberi non parlavano e l’unico suono era lo stormire delle loro fronde al vento. Non era più prigioniero e pensò di tornare verso l’auto. Fu allora che vide avanzare un plotone di soldati. Avevano la piuma sul cappello, dovevano essere bersaglieri. Avevano divise e armi antiche. Trascinavano in catene diverse persone. Alcune donne, molti bambini. Nessun uomo.
“Hanno ucciso tutti gli uomini, alcuni tagliandogli la gola, altri fucilandoli in gruppo, altri con un colpo di martello alla testa. Lo hanno fatto davanti alle loro donne e ai loro figli. E poi hanno bruciato tutto. Vedi il fumo e le fiamme lì sotto la collina? Quello era Casalduni”, disse l’albero di nuovo scuotendolo con la sua voce profonda. “Sono entrati oggi, dopo aver sconfitto i briganti e averli fucilati nella pubblica piazza. Ma il capitano riteneva che la lezione non fosse sufficiente. Si era ammazzato troppo poco. Voi umani siete la specie peggiore che abbia mai calpestato questo pianeta”.
La teoria di donne e bambini legati con catene e corde veniva avanti. “A questi hanno riservato un destino peggiore di quello dei loro uomini”.
Non riusciva a capacitarsi, Roberto, ma improvvisamente era diventato quasi normale ascoltare quella voce commentare gli avvenimenti che si svolgevano davanti ai suoi occhi.
Proprio nei pressi dei grandi alberi in cui era rimasto intrappolato poco prima, il drappello si fermò. Il capitano ordinò in puro dialetto piemontese, che Roberto però riusciva, non sapeva come, ad intendere perfettamente: “Portatene una alla volta, con i figli”. E così cominciò.
Legarono i bambini a distanza, stretti, uno con l’altro, ma in maniera che potessero tutti vedere. Poi legarono la madre ad una specie di croce, vicino l’albero più grande. Uno dei soldati aprì una cassa di vino, e distribuì bottiglie di rosso ai commilitoni. Poi si avvicinò alla donna che guardava terrorizzata ma, a tratti, con gli occhi cercava di calmare i figli che la guardavano da lontano. Il bersagliere le sputò addosso del vino e poi con il coltello le strappò i vestiti. Roberto non era mai stato un coraggioso. Non era neanche un uomo fisicamente prestante. Ma si slanciò, intuendo quello che stava per succedere. E gridò “Carogne! Vigliacchi! Fermatevi”. Ma la voce non uscì e non riuscì neanche a fare un passo. Era di nuovo bloccato. Avrebbe voluto gridare, intervenire, scappare, non vedere quell’orrore. Ma non ci riuscì. L’albero l’aveva imprigionato ancora, paralizzando non solo i suoi arti, ma anche la sua bocca e i suoi occhi.
Il soldato la stuprò prima con il collo della bottiglia, poi a turno diversi bersaglieri senza togliersi il cappello, andarono a levarsi la voglia. Lei gridava all’inizio forte, poi pian piano le morì la voce. Prima di ucciderla, con il coltello, salendo lentamente dal basso ventre verso la testa, le fecero guardare i bambini che venivano finiti a colpi di baionetta.
Avevano scavato una fossa ai lati del boschetto. Ci portarono i corpi della donna e dei bambini.
E continuarono. Alcune, che a dir loro, erano troppo vecchie, o brutte, o sporche, si limitarono a torturarle, impalandole con rami o manici di pale. La più bella fu riservata per prima al capitano.
