Affacciato sul mondo

Dall’alto di quest’ultimo piano 
Nella notte che già tira a finire
Mi piace posare lo sguardo
Sui tetti di antenne e di tegole smosse
Di pioggia lucide e di rugiada
Sul tappeto di automobili lungo la strada
Sui lampioni 
Sui cani in permanenti perlustrazioni
E immaginare la vita dei rari passanti
Se già finisce  in un cammino lento e indifferente
O si arrotola frettolosamente 
A testa china
A regalare il tempo al lavoro

E mi pare d’essere in loro
E vorrei scender giù e calciare una lattina vuota
E farla diventare un pallone
E cominciare a giocare
Aspettare insieme che arrivi la luce
E un sole c’implori di continuare
E che la partita diventi un campionato
E che si svuotino le case 
E gli uffici e le fabbriche
E che non ci siano più neanche gli arbitri
E che si vinca segnando tra due panni posati per pali
E che ci si abbracci e non ci sia più altro
Che l’ebbrezza d’essere liberi
Dalla stanchezza, dal dolore, dalla noia
Dalla paura

Ma resto qui
Condannato a rovistare tra vecchie fotografie
E nuove angosce
A misurare i passi 
A ricordare sogni
Che ormai
Non faccio più