“Che giornata del cazzo” – disse Roberto, davanti alla prospettiva di aspettare, almeno un altro quarto d’ora, davanti al nastro trasportatore dei bagagli all’aeroporto di Napoli. Era nervoso da quando il direttore dell’agenzia gli aveva chiesto di scendere giù in Campania, a verificare le possibilità di insediamento di una centrale combinata eolica e solare, nel Sannio. “Proprio a me?” si era detto. Non sopportava i meridionali, forse proprio perché aveva origini sannite. E su queste aveva sempre preferito tacere, con una malcelata voglia di rimuoverle. Ma, più di questa insofferenza, ciò che non riusciva a sopportare era l’idea di dover abbandonare per qualche giorno il suo secondo lavoro di consulente informatico.
Se pensate che gli informatici siano gente che non si muove di casa e fa tutto via internet, vi sbagliate di grosso. Certo l’assistenza a distanza è possibile, ma resta tutta la parte hardware, necessariamente legata dove si trova il cliente. E muoversi da una parte all’altra di Milano era un casino, complicato dal fatto che si trattava di un doppio lavoro da fare al di fuori dell’orario canonico. Ma Roberto era veloce. Non usava l’auto in città: d’inverno la metro, i tram e i bus, in estate lo scooter. Non perdeva mai tempo. Ci teneva a non sprecarlo, il tempo. E, del resto, questa preoccupazione, comune a tanti suoi amici – forse tutti?, no, non tutti – era, almeno così gli sembrava, una dimensione naturale della vita. Così come era naturale che, sostanzialmente, i suoi amici fossero anche suoi colleghi o, meglio, che fossero innanzitutto e fondamentalmente suoi colleghi.
Era una vita dinamica e piena di soddisfazioni. Si guadagnava abbastanza bene, non proprio come avrebbe voluto, perché alla fine era riuscito solo a comprarsi un monolocale in zona periferica, ma a poca distanza dalla metro; e ancora doveva pagare il mutuo.
Vita sociale solo il sabato sera, ma con rimorchio assicurato, scopate alla grande, pochi coinvolgimenti. Del resto chi ce l’avrebbe avuto il tempo per dedicarsi ad una storia impegnativa, con vincoli, promesse, gelosie, casini …. No, stava bene così, Roberto, e quella velocità con cui affrontava ogni cosa, dal lavoro al sesso, gli pareva essere una ginnastica per rimanere giovane e vigoroso.
La sua giornata tipo era scandita dalle tappe predefinite, in passato accuratamente programmate, ma che adesso erano diventate talmente ripetitive da non richiedere più alcuna attenzione specifica: lo scorrimento dei tanti obiettivi giornalieri era diventato automatico, senza soluzione di continuità, come il movimento delle lancette di un orologio.
Da piccolo viveva a Quarto Oggiaro, in un grande fabbricato pieno di meridionali, ma aveva dovuto lasciarlo presto. E quella era stata la sua fortuna: da tempo aveva capito che quel pezzo di Milano era troppo “lento”.
E davanti al nastro dei bagagli, che finalmente si era messo in movimento, si trovò incredibilmente a ripensare proprio a Quarto, e peraltro con una punta di strana nostalgia. Era un quartiere grigio, di grandi palazzi. “Ma come si illuminava quando il sole vinceva sulle nuvole!”. Quel sole, quelle partite a pallone con i ragazzi dell’enorme condominio in cui viveva, la sua scuola … Resettò subito. Gli capitava, a volte, di avere questi momenti di debolezza. Ma erano, appunto, perdite di tempo. Lo aspettava una giornata intensa ed era ora di prendere quel dannato trolley che adesso ballonzolava sul nastro e andare a ritirare l’auto che l’azienda gli aveva già prenotato.
E così riprese il controllo, che non aveva mai perso, per la verità. Si aggiustò gli occhiali scuri a goccia sul naso e, con l’inseparabile borsa a tracolla per il computer e la valigia che gli scodinzolava dietro, si avviò in direzione dello sportello della agenzia di noleggio utilizzata dalla sua azienda.
“Dottò, un momento” rispose dal gabbiotto l’operatore, intuendo la sua fretta.
L’auto non era male, forse un po’ più piccola di quello che lui aveva previsto. Il navigatore indicava una percorso complesso: pochi chilometri di autostrada e poi strade interne e piccole statali. Scelse il percorso alternativo, quasi tutto autostradale. Avrebbe di certo fatto più presto.
