Introduzione

di Nicola Melone 

Caro Giosuè, 

quando mi hai chiesto di scrivere l’introduzione a questa tua raccolta di poesie sono rimasto inizialmente sorpreso e mi sono chiesto il perché. Per cercare di sottrarmi ti ho detto che queste sono cose per professionisti, critici o poeti, ed io sono invece un matematico. 

Poi mi sono ricordato di questa bella frase scritta da D. E. Smith nel 1947: “La matematica è generalmente considerata proprio agli antipodi della poesia. Eppure la matematica e la poesia sono nella più stretta parentela, perché entrambe sono il frutto dell’immaginazione. La poesia è creazione, finzione; e la matematica, […], è la più sublime delle finzioni”. 

La Matematica, infatti, come ogni altra attività della mente, esplora luoghi sconosciuti alla ricerca del nuovo. Essa procede soltanto in modo più razionale, rigoroso ed elegante nella sua essenzialità. Come tutta la scienza e tutta l’arte, i suoi teoremi e le sue formule, al pari di un aeroplano o di una lavastoviglie, di un romanzo o di una 

poesia, di una sinfonia o di un bel quadro, rendono la vita più agevole. 

E, dunque, ho accettato. 

Una storia per diventare poesia deve incontrare le parole giuste, parole che siano strumenti per comunicare un pensiero e contemporaneamente note di una melodia che susciti un’emozione. Le emozioni sono volatili, fugaci, non nascono per durare a lungo. Il poeta scrive per fissare un’emozione, per renderla eterna. Ogni lettore, infatti, la risveglia e le dà una nuova forma. 

I tuoi versi sono storie ricche di metafore, raccontate con un linguaggio armonioso e dolce. È questa la caratteristica che più mi ha colpito: “E’ l’ora questa/ che il mistero della notte/ si scioglie nel pianto/ di colori nuovi/ e di rosso che cade nell’indaco/ E’ l’ora più fredda/ e le stelle si spengono/ una ad una/ scrutando il mondo dal balcone del cielo”. 

Le tue metafore non sono, però, oscure e incomprensibili, ma servono per stimolare emozione e riflessione nel lettore, in modo che il lettore diventi interprete dei suoi versi e partecipi con la ragione e il sentimento alla materializzazione di un’emozione: “ Parole inutili perché tu non le hai ascoltate/ Non avevi tempo/ Eppure erano come fiori di silenzio/ In un giardino di viole e di gardenie/ Dolci come melassa/ Spumose come birra/ Leggere come teneri fiocchi di neve…”. 

Il tema centrale delle tue composizioni è l’amore. Un amore multiforme che racchiude l’amore per una donna, per la donna, l’amore per i luoghi, per i paesaggi, per le cose viventi, per gli alberi e l’erba bagnata di fresco, l’amore per la terra: “Nei sentieri scoscesi di montagna/ Sdrucciolevoli di sassi e di sudore/ Tra i rovi e le sterpaglie/ Nell’odore di gelsomino/ Nelle strade affollate di città/ Di solitudini e di vuoto/ Nelle crepe dei muri/ Tra le gemme improvvise di rampicanti/ Nelle spiagge deserte d’inverno/ Nelle scaglie di sole sull’asfalto bagnato di pioggia/ Nella brezza di mare/ … ti ho cercato”. 

E proprio per questo è amore fatto di sentimento, di sogni, ma anche di emozioni forti, corporee, amore carnale: “Tu/ Dolce rugiada di freschi mattini/ Da saggiare con la lingua/ Da asciugare con il palmo della mano/ Da seguire con le dita negli anfratti oscuri/ Dove si perdono le parole/ E il senso/ E resta il piacere senza giudizio/ Senza 

Usi le parole come un musicista le note e i tuoi versi diventano melodie, a volte allegre e a volte tristi, della stessa varietà delle emozioni. La tua poesia è intrisa di ricordi, di sogni, di speranza e delusione, di passione. È melanconica, struggente, aspra: “Poi il vento chetò la sua furia/ E la storia riprese la sua strada/ I sogni tornarono a dormire/ Dalle mie parti/ La notte perse la voce/ E i passi di giorno divennero solitari/ Volli guardare/ E ti vidi distesa d’insulti e di ferite/ ragione/ Immenso”. 

“Livida di sangue rappreso”. 

Caro Giosuè, ho letto le tue poesie in silenzio, seduto in poltrona e poi le ho lette una seconda volta, come faccio sempre. Come mi capita con i versi che poi amo, ho infine deciso di rileggerle tutte a voce alta, come una recitazione solitaria, per gustare anche il suono armonioso dei tuoi versi. 

E sono certo che ogni tanto ne leggerò qualcuna e ancora e ancora… 

Nicola Melone