sull'acqua inquieta falcia sogni e carezze e occhi a negar la meta Di quei riccioli di vita riempie della pancia il tondo dei viaggiatori di prima classe di quella nave chiamata mondo Sono le mie figlie, le mie madri, i miei padri, i miei fratelli, quelli restati in fondo Sono un mare di lacrime sono gli occhi belli immersi in un triste girotondo Che sia maledetto quel che il mondo di prima classe chiama fato che della ricchezza dei pochi e delle vetrine scintillanti è l’oscuro lato Non voltare lo sguardo a rimirar le tue certezze tu che comodi vivi del lavoro e della vita dell’altrui gente Tutto pagherai anche tu che t’accontenti di briciole e oggi ti dici innocente Non avrai scampo ché sei colpevole per non aver fatto niente Verrà il momento (e sta arrivando) che dal mare s’alzeranno quei poveri resti in un onda sola e furiosa quei riccioli neri, quegli occhi mesti e sarà inutile pregare e sarà vendetta e sangue e mani come artigli a placar la rabbia di mille e mille madri di mille e mille padri, di mille e mille figli E solo dopo forse la pace.
